
Foto di Planet Volumes su Unsplash
Vedo questa foto, ed è come se si aprisse il cuore.
La intitolerò: “Vibrazione floreale”.
La prima reazione è: voglio provarci anch’io. Però mi fermo subito: è quella, è lei, l’immagine, inutile replicarla. Molto meglio guardarla, come si fa ad una mostra, semplice, il tempo è quello.
Cosa rappresenta? Qual’è il soggetto?
In effetti, niente: cose sfocate, mosse, forse un fiore, una composizione floreale. Si, mi dico, dovrebbero essere fiori. Ma i fiori reali sono scomparsi: quel che si vede è il fiore interno.
Siccome noi umani siamo animali iconici, subito appaiono altre immagini, che si affiancano nella mente. La mia immediata associazione è con le Ninfee di Monet. Famosissime. Misteriose. Introspettive. Zen.

Ma questa immagine, ‘Vibrazione Floreale’, (una foto? o cos’altro è? un rendering?, una grafica?, boh!) è anche qualcosa di diverso. Se le Ninfee e Monet dipingono ciò che non esiste se non ‘dentro’, la fotografia deriva dal reale, ma lo abbandona per salire in alto. Il cuore, che reagisce, è salito di tono. C’è il movimento, che non è interiore ma esteriore: la mano si è mossa, il braccio la segue, il movimento è elicoidale, i colori si spandono nel mosso, si fanno diafani, trasmutano.
Poi viene l’associazione mentale più profonda, ma è una storia.
Sulla spiaggia, disteso, sotto il sole, ad occhi chiusi. Sento il rumore del mare, una debole risacca. Socchiudo gli occhi. Non li apro, c’è troppa luce. E tra le ciglia che trattengono l’acqua salata i colori si attenuano, la luce sfarfalla, tutto diventa diafano, ma assolato, sfocato, delicato ma anche violento, se appena penso di aprire gli occhi. Tutto è salito di tono, la realtà vibra di corde arpeggianti. E’ un attimo, poi devi decidere: chiudi gli occhi oppure li apri per cacciarti di nuovo nell’acqua.
No, resti così, con gli occhi socchiusi. Il tempo non deve sempre passare veloce.