Il sette gennaio del 2005 la mia vita professionale cambiò per sempre. Da quel giorno, da quella mattina, ci sarebbe stato un prima e un dopo. Avevo due scelte: continuare a fare marketing come consulente, oppure diventare artista. C’era una terza strada, del tutto improbabile: fare le due cose insieme. Scelsi la terza senza rendermene davvero conto.
Nei primi anni fare il consulente fu preminente, come artista ero del tutto inconsapevole, oltre che autodidatta. Mi esercitai quindi come fotografo a supporto della consulenza di comunicazione, in un periodo di sovrapposizione totale tra fotografia analogica e digitale. Una difficoltà oggettiva dentro una rivoluzione epocale. Come prima, scelsi di fare fotografia in digitale E in analogico, cercando di prendere il meglio dell’una e dell’altra senza investire cifre notevoli. Non facile: lottavo contro lo scanner Nikon negli anni in cui i software per la postproduzione delle immagini erano roba preistorica.
Cominciai a scrivere storie con le parole. Romanzi, racconti, visioni, utopie. In più di venti anni ne sono venute fuori una decina di opere narrative che misi a disposizione in digitale.
Nel frattempo (2009) la maggior parte delle tecniche di marketing scomparivano e sorgevano altri strumenti: web 2.0, app, social network, youtube e viralità, Google ADV, influencing, elevator pitch. Il cellulare diventava lo Specchio magico delle favole. I prodotti diventavano virtuali, storie dalla vita brevissima. Il vecchio markettaro cominciava a sparire e l’artista autodidatta diventava più consapevole. Nel 2018 misi su uno studio fotografico artigianale. Fu un periodo frustrante (nessun risultato economico) ma ricco di sperimentazioni. Ero ossessionato dal mistero del dualismo immagine-parola. Tentai la trasformazione della parola in immagine attraverso il lettering prima e l’handwriting poi. Purtroppo ogni tentativo sembrava percorrere un vicolo cieco. Sembravano vicini, quasi si toccavano, ma improvvisamente divergevano. Ci volle tempo. Qualche anno. Infine scoprii che non era un bipolarismo, ma una triade iterativa: immagine, storia, parola.
Una immagine riuscita suscita un’emozione che si aggancia ad una storia personale. Un fatto, un accadimento, ma anche una fantasia, un sogno. Soggettivo quindi ‘a miliardi’. Tutto ciò è esprimibile a parole. Basta però che ci sia una didascalia, una parola o una frase, che la moltitudine di storie collassi (come farebbe una Funzione d’Onda nella Meccanica Quantistica) per lasciarne vive solo alcune. E basta che si scriva qualche altra parola che la storia diventa univoca, valevole per qualsiasi spettatore, passando dalla moltitudine enorme di storie ad una sola.
Lo stesso vale al contrario: si può partire da una storia complessa, per esempio un romanzo o un film di centoventi minuti, per arrivare ad una singola scena-immagine che la sintetizza nella mente dell’osservatore. Ogni spettatore potrà sceglierne una tra i miliardi di immagini ’still’ del film e farne la propria locandina.
Compresi anche che la storia, che sta a metà tra immagine e parola, è nella mente di chi osserva o legge, è cioè ‘incarnata’. Senza la Mente, senza la carne umana, immagine e parola restano distinte. E’ l’Uomo, con le sue idee, le storie e il corpo, che è in grado di sintetizzare immagine e parola attraverso la storia, la sua, o una valida per Tutti.
Infine, è la Mente che immagina le immagini e le storie, tutto può anche partire da qui, creando storie e immagini. Funziona anche con l’AI.
Guardiamo a queste parole.
Singolo, Moltitudine, Storie, Tutti, Mente, ma anche Idee, Preconcetti, Memi. Tutto ciò è Politica, naturalmente. E siccome poco sopra ho utilizzato la parola ‘Sogno’, parliamo anche di Utopia.
A questo punto abbiamo un Mondo.
Potremmo approfondirlo, scavare nella Filosofia, nella Storia, nella Politica, nella Psicologia e in tante altre ‘discipline’ scientifiche o pseudo scientifiche.
Serve?
No.
Per averne piena e cosciente cognizione, per assumere piena consapevolezza, per riuscire a discernere tutto quanto e metterlo insieme, occorre una prospettiva superficiale. Occorre ‘essere’ superficiali. Come sassi piatti che saltellano sull’acqua spinti da un sapiente lancio di braccio e di polso. Incarnati, appunto. Solo una Mente superficiale, che sia giunta a tanto attraverso la profondità di una disciplina o semplicemente esplorando il creato, può davvero costituire un vertice di questa triade.
Qui la Ricerca è arrivata.
Oltre c’è solo il Mistero, quello di sempre, inviolabile.
E il Mondo?
E’ lì, attende di essere fotografato, espresso a parole, narrato insomma. Il più bel mestiere del mondo. La terza strada del sette gennaio 2005.