
Lui che insegna narrazione ha avuto modo di riflettere, verificare, fare e quindi capire. Da una lezione ad altri insegnanti ha tratto questo libriccino, così piccolo e sottile che verrebbe voglia di contarne le parole.
Poche. Pochissime.
E quando si scrive poco, le parole pesano un sacco.
Dice che la narrazione nasce quando una tessera del reale comincia a vibrare nella mente del narratore. Scrive: “una storia è il campo di energia prodotto nell’animo di uno di noi dall’imprevista vibrazione di una tessera di mondo. La sua genesi può durare un attimo o incubare per anni.”
Metafore su metafore.
Eppure, è così che accade. Per quanto sia difficile crederlo. Solo chi lo ha provato può dire quanto ci sia andato vicino.
Pensa alla Rowling e a Harry Potter. Tutto comincia lì, al binario 9 e 3/4. Quel 3/4 è tutto nella cultura inglese, come i tubi da 3/4 di pollice. Guai a scrivere 0,75. 3/4 è inglese. E’ quella la tessera che vibra, quel mattoncino rosso sulla 3/4 del pilastro tra il binario 9 e il 10. Non lo senti? Nemmeno per me avrebbe vibrato. Infatti nè io nè tu ci chiamiamo Rowling.
Potrei fare l’esempio della stesura di “Paradisi”. E’ alla fine del film Contact che una tessera comincia a vibrare nella mia mente. Lei, la protagonista, non è mai uscita dal proiettile. Ha viaggiato, ma sempre lì dentro. Gli alieni hanno fatto cinema, dentro la navicella spaziale. Come se avessero montato il chroma key, dentro, e girato il “suo” film, quello dedicato a lei, un sogno praticamente.
Dovevo scriverlo. Dovevo per forza.
Baricco, che parole usa?
Campo, energia, noi, animo, imprevista, vibrazione, tessera, mondo.
Ah, cavolo! E’ una storia!
E quel “noi” vibra, si illumina, è potente, nel bene e nel male.
Tutto ciò fa l’occhiolino a Ghezzani: ci vuole una mente particolare per sentire la vibrazione di una tessera di reale.
C’è un’altra dimensione in cui tutto ciò accade, ed è quella della fotografia. In fin dei conti stiamo parlando di “reale”, di realtà oggettiva in cui una tessera, un particolare, un mattoncino (che può anche essere invisibile) comincia a vibrare. Che faccio? Scatto una foto. E’ quello che ho fatto per molti anni, senza capire bene cosa facessi e perchè.
E’ il processo che attivava Wenders, e che poi riporta nel libro “Una Volta”. Una foto, poche parole, reale che vibra. Poi magari ci faceva un film, con o senza sceneggiatura (aveva la vibrazione in mente).
Baricco è cosciente che, appena ci si mette a scrivere con in mente quella vibrazione, tutto comincia a decadere, a semplificarsi. Il campo energetico comincia a diventare reale nella finzione. Così dice che la “storia” che si ha in mente è enormemente più vasta e intricata di quella che si scrive. E’ lo stesso processo di sperimentare dov’è l’elettrone in fisica. Prima è qui e là, dopo è qui, ma di altro non si può dire (per il teorema di Heisenberg).
Ecco perchè è difficile insegnare la Via della Narrazione: ci vogliono maestri che sanno cos’è quel mestiere. Sono scrittori, sono artisti. Sanno cosa succede e insegnano a “liberare” quell’energia. Una cosa che io sto ancora tentando di fare da 18 anni.
Da anni ho notato che mettere un’immagine fotografica in relazione ad un testo compie la stessa operazione. Semplificando la “storia” focalizza il reale, la tessera smette di vibrare. Così, anni fa, produssi una serie di foto con parole, prima sulla cornice poi dentro la foto. Lo facevo anche perchè allora lavoravo dentro un gruppo di artigiani che avevano la fissazione dell’opera unica. Ma l’operazione era quella: trarre dal campo energetico della storia una narrazione compatibile e fermare la vibrazione.
L’ultimo tentativo l’ho fatto con “Otto di quadri”.
Qui puoi scaricare il Pdf.
Non l’ho pubblicato su Amazon perchè è un “esercizio”. La genesi dell’opera ricostruisce le parole di Baricco. Stavo camminando per strada quando vedo una carta di otto di quadri gettata per terra. Non ci sono altre carte, solo quella. Ha cominciato a vibrare. C’erano milioni di Storie intorno. Poco o tanto probabili. D’improvviso il campo energetico si sprigionò dalla carta per terra. Non gli feci nemmeno una foto. Era tutto dentro alla mia testa. Quindi ne feci una narrazione. Una. E gli altri miliardi? Andate perdute. E mentre scrivevo la sceneggiatura e poi “montavo” l’oggetto narrativo, sentivo che l’energia dei milioni di narrazioni che si perdevano nello spazio soffriva, perchè non sarebbe uscito allo scoperto, tutte quelle narrazioni non avrebbero mai visto al luce del sole e non sarebbero mai finite dentro alcun cervello narrativo di lettore. Sparite, per sempre.
Già. Ma perchè tutto ciò?
Perchè la Via della Narrazione è così importante, sia per chi la fa che per chi la gode?
Qui torniamo a Gottschall (e se vuoi anche a Campbell col suo Mito): non si sa, ma siamo fatti così.
Io ho una mia teoria ulteriore. La tessera che vibra, prendendo le parole di Baricco, è una sorta di porta invisibile che rivela che non è tutto qui, che la realtà accoglie visibile e invisibile. Una sorta di stargate: c’è nel Mondo molto di più di quanto si veda. Chi scrive lo “vede” e chi legge lo immagina, e gli interessa perchè è “vita”. Ti ricorda qualcosa? Ma certo: la Meccanica Quantistica. Il Mondo non è newtoniano. La Meccanica di Newton è un’ottima approssimazione, ma l’Uomo vede anche le tessere che vibrano, e quelle in Newton non ci sono. Nella Via della Narrazione invece si, per chi le vede.
Mancano ancora due tasselli:
chi le vede? e cos’è quel mondo invisibile?
A chi pensa Baricco quando scrive “noi”?
Sta facendo una lezione ad un pubblico di “addetti ai lavori”. E’ un primo indizio.
E poi, un Mondo Invisibile? Davvero c’è un Mondo Invisibile, da qualche parte? Qui ci sono sorprese. Ma la Via è lunga, per capire e soprattutto vivere.

Lascia un commento