
Ne aveva parlato con Silvia, sua moglie. Avrebbe accettato l’incarico.
Non che si fidasse del Direttore: ne aveva prese di cantonate, lui.
Però Gaspare, questa volta, sentiva una leggera aria fresca intorno alle sue parole. E questa intuizione, questo ambiente leggermente saturo di ozono gli faceva pensare che forse, chissà, il Direttore aveva visto lungo. E lui aveva solo 48 anni, aveva voglia di fare, di proseguire, di produrre.
Il Direttore si era inventato l’estrazione a sorte del Corrispondente. C’era un gruppo di ragazzi che era appassionato della vecchia scuola del giornalismo e si diceva pronto a tutto pur di fare questo mestiere, il più bello del mondo, dicevano, e che invece era il più merdoso di tutti e tra l’altro rischiavi pure la pellaccia. Ne erano morti un sacco, giornalisti e cameramen. Entusiasti come solo i giovani possono esserlo. E l’idea era proprio quella: un entusiasta sul campo legata a una vecchia volpe nelle retrovie. I Corrispondenti, i giovani entusiasti, furono estratti a sorte per coprire le notizie su sei focolai di guerra: Somalia, Formosa, Darhan in Mongolia, Yemen, Sudan e Nigeria. Due in Asia dell’est e quattro in Africa. La perfetta sinossi della moderna umanità.
A lui toccò Darhan e Flavio Nanni, 25 anni di Bologna.
Gaspare scoprì presto che Flavio era il meno adatto all’incarico e nonostante questo doveva diventare ‘il nostro uomo a Darham’, con l’esercito Giapponese contro quello Russo, senza sapere manco una lingua, nè il mongolo nè il giapponese. Non sapeva nulla della storia di quell’area del mondo. Sapeva a stento dove fosse la Mongolia mentre non aveva ancora capito cosa ci stesse a fare il neo-esercito giapponese in Mongolia per combattere i russi. Ma Flavio aveva sempre la più entusiastica soluzione: il suo fido cellulare e Google IA. Aveva comprato una macchina fotografica che teneva sempre in tasca convinto di poter emulare Robert Capa. « Niente macchina fotografica» gli disse Gaspare « serve solo a farti sparare addosso subito. Col cellulare te la puoi cavare, ma se vedono una macchina fotografica, sei morto ancora prima di scattare una foto. I tempi alla Capa sono finiti»
«E quindi? Che devo fare?»
Gaspare si rendeva conto che aveva ragione. L’avevano imbottito di cazzate, e adesso doveva rimediare lui, senza intaccare l’entusiasmo di fondo.
« Fai video» disse « non capiranno subito che non ti fai selfie. Intervista, fai domande, registra video, e subito mi mandi tutto. Qui in redazione facciamo i montaggi»
« Ma non mi vedrà nessuno!» fece Flavio disperato.
« Ah, credevi di fare l’anchorman?»
Flavio avrebbe risposto di si, ma capiva di andare oltre. Non poteva permetterselo. Si disse ‘ci vorrà tempo’. Nel frattempo rispose « Ma no, che dici. Io, l’anchorman! Solo un po’ di gratificazione personale»
«Per quello, non ti preoccupare. Devi ancora registrare i titoli di testa e coda. Una roba da cinema. Sei contento?»
« Certo, ma quando?»
« Dopodomani. Intanto ci tocca lavorare»
«Perchè, non è lavorare quello?»
«Si, certo, ma è la parte facile. Noi adesso dobbiamo concentrarci sul difficile.»

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