Chi non conosce questo gioco immaginario? Straordinario, entusiasmante, un’invenzione che da sola giustificherebbe racconti su racconti. Ogni onore e gloria alla sua inventrice, la grande Rowling.
Mi era sembrato strano fin dall’inizio, quando vidi il film per la prima volta e poi lessi il primo romanzo, anni fa. Un gioco simile al rugby, al calcio e anche al cricket, ma senza senso apparente: sembra fatto al solo scopo di entusiasmarsi col volo delle scope.
Ma che l’autrice ne avesse consapevolezza, oppure no, il Quidditch contiene tutta la meravigliosa complicazione di un’invenzione umana non casuale.
Un gioco senza un orizzonte temporale noto è già di per se intuitivamente vicino a quell’altro gioco che giochiamo tutti quanti, quello della vita. Infatti ci sono due squadre, una è il Bene l’altra il Male. Tutti volano sulle loro scope. Ci sono tre palle: quella con cui si segnano i “gol” (Pluffa), due sono quelle che cercano di ammazzare a caso i giocatori e poi c’è la terza, il famoso Boccino d’Oro, inafferrabile, quasi invisibile. La sua cattura fa finire la partita. Mentre un gol con la Pluffa vale dieci punti, la cattura del Boccino vale 150 punti, il che equivale a dire che nessuna squadra può vincere se non cattura il Boccino, tranne casi limite (comunque possibili). Significa anche che il gioco con la Pluffa è un perdere tempo, evitando la cattiva sorte dell’incontro col Bolide. Una distrazione, un inutile (affannoso, pericoloso) affaccendarsi e lottare sanguinanti che serve solo a distrarre giocatori e spettatori fino a che il Boccino non sarà preso. Ti arrabatti come puoi, cercando di evitare di essere ammazzato o disarcionato (fallimento, caduta) per puro caso, ma solo se sei capace di intuire quel singolo luccichio che d’improvviso si palesa e che rivela il Boccino puoi vincere la partita. Il Cercatore del Boccino deve avere una segreta e intuitiva relazione con l’oggetto della sua ricerca. Infatti, è il Cercatore che “vede” il Boccino, oppure è lui, il Boccino, che vuol farsi vedere, che stuzzica, che si rivela (se vuole) ?
Per questo il Cercatore deve avere delle qualità particolari. Quali? Intuito, preveggenza, coraggio. Nessuna di esse è “materiale”, fisica. Il Cercatore non ha nessuna informazione, non ha un radar che gli dica dove cavolo è il Boccino. Vaga con la scopa, sul campo, mentre i suoi compagni si ammazzano a vicenda con la Pluffa e i Bolidi, fino a che non “sente” qualcosa, aguzza la vista, forse vede il baluginare di un’ala d’oro e d’improvviso si getta come un folle all’inseguimento, rischiando la vita.
E c’è anche l’imitazione, il me too. Il Cercatore di una squadra, se vede il Cercatore avversario che parte come un razzo in una determinata direzione, si getta all’inseguimento, anche se non vede nessun Boccino. Spera che ci sia, da qualche parte, e che l’avversario sappia quel che sta facendo. Come nella vita: se l’Influencer moltiplica i follower facendo così e cosà, perchè non imitarlo andandogli dietro?
Il Quidditch è una straordinaria metafora della vita, molto di più di qualsiasi altro gioco noto. E di ciò non mi stupisco: è inventato e inesistente nella realtà. Come frutto della fantasia, affonda nell’intima essenza archetipica dell’autrice.
Nel Quidditch ci sono due piani distinti: la vita normale tra Pluffa e Bolidi e quella eterea, sottile, misteriosa, estremamente rischiosa del Boccino. Per catturarlo rischi la vita.
Certo, tutti sognano di fare il Cercatore. Lui sembra il vero Eroe, il Guerriero che Vince. Ma in fin dei conti, chi è? L’Eroe di un gioco per la vita? No, è solo un giocatore come gli altri, a cavallo della sua scopa, con un compito grande che non è quello di catturare il Boccino e di vincere la partita ma quello di farla finire. Insomma, è l’unico che ha davvero il coraggio di morire per afferrare, per un istante, quel piccolo, indefinito, metaforico baluginare dell’Oro.

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