Finora ho scritto di letture tratte da romanzieri, fisici, giornalisti e psicologi. Hillman è uno psicologo e psichiatra junghiano (come Ghezzani), ma aveva una cultura stratosferica in campo filosofico. Anzi, forse prima che psicologo era un filosofo.
Confesso che di questo libriccino edito da Adelphi e lungo meno di duecento pagine avrò capito forse un ventesimo. Hillman va troppo oltre per la mia comprensione.
Tuttavia ha confermato quanto andavo sospettando: il salto si deve fare. Altrimenti non si capisce più niente.
A pagina 46 scrive:

Il nostro cuore non può accorgersi di essere un cuore che pensa in modo immaginativo, perchè da troppo tempo ci sentiamo ripetere che la mente pensa i pensieri e il cuore sente i sentimenti e che l’immaginazione ci svia dagli uni e dagli altri. Perfino quando si concedono al cuore le sue ragioni, si tratta delle ragioni della fede o del sentimento, giacchè abbiamo dimenticato come la filosofia (la più complessa e più profonda manifestazione del pensiero) non sia “saggezza” o “verità”, in qualche astratta accezione “sofica”. Piuttosto, la filosofia ha inizio in un philos che nasce nel cuore del nostro sangue, insieme al leone, la ferita e la rosa. Se vogliamo recuperare l’immaginale, dobbiamo prima recuperare il suo organo, il cuore, e la filosofia del cuore.
La filosofia enuncia il mondo con le immagini delle parole. Perchè possa mediare il mondo in modo veritiero, essa deve nascere nel cuore, perchè, come dice Corbin, è questo organo sottile a percepire le corrispondenze tra le sottigliezze della coscienza e i livelli dell’essere. Tale comprensione ha luogo per mezzo di immagini, le quali sono una terza possibilità tra mente e mondo.

Che ci ho capito?
Mi rimbombavano quelle parole: “ … da troppo tempo ci sentiamo ripetere … “ una falsa interpretazione dell’Uomo. Non molto, quindi, ma che siamo nei guai, ed è un guaio nato con la narrazione, la comunicazione. Dovremmo tornare indietro, alla bellezza del rinascimento, ma come rinunciare ad auto, cellulari e docce calde?
Mi appendo alle “immagini”. Su quelle non scivolo.
Purtroppo, come scrive a pagina 125:
Abbiamo edifici anoressici, un mercato paranoide, una tecnologia maniacale.
Si vede?
Si, basta farsi una passeggiata tra le immagini di Unsplash, ci sono tutte e tre.
Mentre Hillman annuncia la riscoperta del cuore e dell’anima del Mondo, mi illudo di poter trovare una “forma” di narrazione che evochi la riscoperta, quella mia e quella di tutti. Ma è inutile, nulla funziona oltre le parole, e cercare palliativi tecnologici non serve a niente.
In ogni caso resta confermato il passo sul sentiero. La direzione è giusta. Ma quale il passo migliore? Cosa fare di concreto?
Questa la domanda, ma la stada era ancora lunga.

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