L’ho letto a metà dal 2019. Molto tempo fa.
E’ stato un testo chiave della mia ricerca.
Non so come ci sono arrivato, forse come regalo non casuale dell’algoritmo di Amazon, forse consigliato da qualcuno. Non ricordo.
Era un periodo in cui stavo tornando indietro. Stavo vivendo un’acuta frustrazione. Parafrasando il Quidditch, era come se, nel momento in cui stavo per acchiappare il Boccino, un Bolide mi avesse colpito in pieno. La colpa era mia, dovevo stare attento a non esagerare: l’immaginazione si trasforma presto in realtà solo attraverso la Narrazione. Ma questo ancora non lo sapevo.
Nicola mi dimostrò, oltre ogni ragionevole dubbio, che esistono persone IperFunzionali, ossia “più” qualcosa, rispetto ad altre. E che, purtroppo, la nostra società (industriale) con molto facilità le trasforma da “più” a “problematiche”.
Bevvi tutto il libro come una sorsata di energia vivificante, scaturendone la completa rivoluzione del mio abitus mentale. Sono sempre stato convinto che fossimo tutti uguali e che solo la mia insufficienza potesse creare quelle situazioni che dimostravano il contrario. Nicola mi dimostrò l’esatto opposto. E se questo poteva sfociare nell’entusiasmo (che cosa fantastica capire come vanno le cose!), esso portava con se anche l’altra faccia della moneta: quaranta e passa anni a pestare acqua in un mortaio. Quanto tempo perso!
Tornai indietro, rielaborando tutto quanto accaduto.
Poi, arrivato al bivio decisivo, molta strada indietro, imboccai il nuovo sentiero, abbandonando quello vecchio. Cominciai speranzoso a camminare sulla nuova strada. Feci ponti, costruii baracche, e continuavo ad andare quando, all’improvviso, mi accorsi che da giorni non avevo incontrato nessuno.
Cavolo! Mi dissi. Il nuovo sentiero è bello, oltre ad essere più vero, ma è deserto!
Ero solo.
E rimasi solo per molto, moltissimo tempo.
Ad un certo punto, passando dalla frustrazione all’illuminazione e poi alla disperazione, cominciai a mandare segnali sul Web. Questa cosa del web, mi dicevo, doveva pur servire a qualcosa. Scrissi articoli, postai foto, credo di aver ripreso e abbandonato un certo numero di blog. Mi rivolsi alle immagini, alla grafica.
Niente.
Continuavo ad andare avanti.
Ci vollero due anni per capire che gli altri, i miei colleghi cercatori sul sentiero, erano tanti, centinaia di migliaia, ma la maggior parte era tornata indietro e aveva preso il vecchio sentiero, quello falso, dicendosi che purtroppo il Mondo era fatto così. Che su quello su cui camminavo qualcuno c’era, ma nascosto. Dopo aver preso tante botte, chi si arrischiava ad uscire dal suo rifugio? Mi vedevano passare, sicuramente, ma nessuno aveva il coraggio per saltare fuori e urlare un benvenuto.
Beh, come dargli torto?
Poi è arrivato il Covid ed ebbi la scusa perfetta per sparire, anch’io.
Davvero, le persone sensibili, quelle che hanno un plus di qualcosa di indefinibile (ancora oggi) vivono un dramma. Vorrebbero essere utili e vengono lasciate sole. Su loro cala la vendetta, la gelosia, l’ostracismo.
Eppure, solo se riescono a tirarsi fuori dall’acqua tirandosi per i capelli con la propria mano (lo so, un’immagine impossibile) riescono a risolvere il problema.
Un compito titanico. E io non sapevo davvero se ne fossi capace. Continuai a camminare, cercando. Ogni tanto, lungo quel sentiero, compariva qualche pietra miliare, quelle belle pietre bianche, con le scritte nere, che ti dicono dove sei e quanti chilometri devi ancora percorrere per arrivare. Chi cammina diventa una Storia, c’è un prima e un dopo. Non conosci la meta, ma non c’è altro da fare se non continuare.

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